Il treno era quasi vuoto. Elena stava rimettendo il libro nella borsa quando vide un quaderno verde tra il sedile e il finestrino. Non c’erano documenti, soltanto un nome scritto a matita: Ada.
Lo aprì cercando un recapito. Sulla prima pagina lesse: «Se non riesco a venire, conserva per me il posto vicino alla finestra». Sotto, una data di molti anni prima e l’indirizzo della Libreria del Ponte. Elena riconobbe subito quella via. Sua madre la portava lì il sabato, quando il proprietario leggeva ad alta voce e lasciava ai bambini scegliere il finale.
Le pagine successive non erano un diario. Contenevano elenchi di libri, appunti su personaggi e disegni di finestre. In fondo trovò un biglietto ferroviario recente. Il quaderno, allora, non era un ricordo abbandonato da tempo: qualcuno lo aveva portato con sé quella mattina.
Alla stazione avvisò l’ufficio oggetti smarriti. L’impiegata registrò il ritrovamento e le spiegò come lasciarlo. Prima di consegnarlo, Elena fotografò soltanto l’indirizzo pubblico della libreria, senza copiare le pagine personali. Avrebbe potuto passare a chiedere se conoscevano Ada.
Era un gesto piccolo, pensò. Non immaginava che anche il proprietario della libreria stesse aspettando una risposta.