La Libreria del Ponte era più stretta di come Elena la ricordava. Il tavolo delle letture occupava ancora il fondo, ma accanto alla finestra mancava una sedia. Un uomo dai capelli bianchi stava sistemando una pila di volumi.
«Cerco una persona che si chiama Ada», disse Elena. «Ho trovato un quaderno sul treno. È all’ufficio oggetti smarriti della stazione.»
L’uomo posò lentamente i libri. Si chiamava Carlo. Ada aveva lavorato con lui per anni, prima di trasferirsi in un’altra città per assistere sua sorella. Ogni mese gli spediva un elenco di letture per il gruppo del sabato. Poi le lettere si erano interrotte.
Carlo non sapeva se cercarla o rispettare quel silenzio. Aveva scritto due volte, senza risposta. Il posto vicino alla finestra era rimasto libero finché una gamba della sedia non si era rotta; l’aveva portata nel retro, promettendosi di ripararla.
Elena non raccontò gli appunti che aveva letto. Gli lasciò solo il numero pubblico della stazione e il riferimento della consegna. Carlo avrebbe potuto dare quelle informazioni ad Ada, se fosse riuscito a contattarla.
Prima di uscire, Elena gli chiese se il gruppo di lettura esistesse ancora. «Siamo rimasti in tre», rispose. Lei guardò il tavolo. «Sabato, se c’è posto, potrei tornare anch’io.»